Carlo B. – Narrare Improprio

Doccia

leave a comment »

Continuo a sentire in lontananza rumore di spari, ma non sono preoccupato. Qui ci sono cancelli e alte mura. Il vecchietto che mi cucina sembra non preoccuparsene neanche. Ha gli occhi cerulei e la pelle scura. Cammina lento, a piccole passettini. Eppure è ancora forte. Stamattina l’ho visto sollevare con agilità un sacco di patate da almeno 30 chili. Fuori dal cancello sembra tutto spento. Le strade, piene di tuc-tuc di giorno e di venditori ambulanti instancabili, sono ora silenziose e leggere. Dalla veranda si sentono le zampe dei cani randagi che cercano gli avanzi della giornata. Sembra impossibile che a pochi chilometri si spari e si ammazzi. Questa guerra a macchia di leopardo ti sorprende sempre. Ieri credevamo che gli sfollati sarebbero arrivati da Nord, mentre oggi si sono presentati dalla opposta. Tiri sù tende e le rismonti per rimetterle sù. Scavi pozzi, distribuisci lanterne a gas, sapone, secchi di plastica. Dopo i primi tempi non distingui più le facce. Diventano una massa unica che continua a moltiplicarsi all’infinito. Sembra di distribuire sempre le stesse scatole di cartone agli stessi disperati. Cambia la scenografia e il tempo in questo nostro piccolo circo che mettiamo su ogni mattina. Non so mai cosa rispondere a chi mi chiede: e ora cosa ci succede? Quando finirà? Chi ci darà da mangiare? Non lo sai, non sai niente, mai. Un po’ perché non devi sapere; un po’ perché il Governo non vuole che tu sappia. Distribuisci sapone, lanterne e secchi e il tuo mondo finisce lì. Per ogni blocco di sapone che dai via sono almeno 4 o 5 casi di dissenteria evitati. Per ogni lanterna a gas, 30, 40 pasti caldi che si cucinano. Ogni secchio porterà acqua ad una famiglia per sei mesi. Basta, non ti chiedi altro, non pensi altro. Come un monaco buddista guardi al tuo piccolo pezzo di montagna e cammini un passo alla volta verso la cima. Non ti guardi indietro né di lato, solo davanti. E mai in alto.

Fa caldo stasera. Sento sbattere sulla zanzariera le furiose mosche che mi annusano e non possono entrare. Decido di farmi una doccia calda e sciogliere anche questa giornata insieme allo sporco. Il piccolo bagno ha le stesse mattonelle che aveva in cucina mia nonna, forse 15 anni fa. Marrone chiaro con una povera felce disegnata al centro. Mi svesto della maglietta celeste e dei pantaloni lunghi color khaki e, guardandoli appoggiati alla finestra aperta, mi sento uno stereotipo che cammina. Mi mancano gli occhiali da sole e il cappellino e potrei essere uscito da una brochure per le adozioni a distanza. Entro e l’acqua spegne i pensieri. Mi scorre addosso senza domande o pretese. Non vuole nulla da me. Vuole solo correre via, giù nei tubi, verso il proprio fiume, verso il mare per poi ricominciare da capo sulle nuvole. A occhi chiusi sento una scarica di kalashnikov appena fuori dalla finestra, oltre il muro di cinta. Mi guardo, insaponato, nudo, dentro un box doccia di vetro. Respiro rapido, uscire e buttarsi a terra, restare immobili, urlare, tutte sembrano opzioni un po’ ridicole. Nel frattempo qualcuno fuori corre via, urlando frasi incomprensibili ai compagni o agli avversari e torna il silenzio. Chiudo gli occhi di nuovo e tremo un po’, cercando con le mani lo shampoo che è caduto dal portasapone lasciando uno sbafo blu sul vetro, come un arco o, penso indifferente, come uno sbuffo di sangue.

 

Trincomalee, Sri Lanka, 2007

Annunci

Written by Carlo

22/11/2009 a 16:34

Pubblicato su Nero

Tagged with , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: