Carlo B. – Narrare Improprio

Rileggendo Calvino

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Rileggo dopo un po’ un brano dell’insuperabile Calvino. Ci ritrovo dentro questo scetticismo che, mio malgrado, sento crescermi dentro verso tutte le strutture complesse, verso gli insiemi di regole, uomini, volontá e potere che chiamiamo organizzazioni. Sono davvero tutte destinate a marcire nel tempo? Cosa le potrebbe salvare?

Le cittá Invisibili

“Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l’imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo e esploratore. Nella vita degli imperatori c’è un momento, che segue all’orgoglio per l’ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere ce presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una sera con l’odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull’altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigilli di re mai sentiti nominare che implorano la protezione delle nostre armate avanzati in cambio di tributi annuali in metalli preziosi, pelli conciate e gusci di testuggine: è il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina. Solo nei resoconti di Marco Polo, Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le muraglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti.”

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Written by Carlo

16/12/2009 a 16:40

Pubblicato su Uncategorized

Una Risposta

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  1. …sono destinate a marcire? Sì. E’ nell’ordine delle cose. La complessità dell’essere umano e del suo ambiente non consente la staticità, ma la continua evoluzione, concetto che richiama sia l’emergere di novità che la scomparsa e la peridta. Occorre saper vedere la “sottile filigrana d’un disegno” che rende meno catastrofica la fine delle organizzazioni che abbiamo, che abbiamo contribuito a far nascere e crescere, per far poste ad altre nuove, ma che contengono un seme delle nostre.
    Per avere il grano bisogna che il seme marcisca e muoia (per richiamare parole di Uno di cui in questi giorni si celebra il natale).

    giancarla

    17/12/2009 at 07:35


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