Carlo B. – Narrare Improprio

Emergenze Sexy

with one comment

Mi viene sempre l’orticaria quando sento la gente che parla di fare del bene. Il bene, la carita’, quanto siamo facili a farli sempre relativi, a piegarli ai nostri venti e media.

Haiti e’ haiti da almeno dieci anni e fino a qualche anno fa, quando i caschi blu hanno iniziato a cacciar fuori a suon di granate le gang di cite’ du soleil, port-au prince era una capitale in mano a banditi. L’acqua potabile non c’era mai e le bidonville erano la norma per la maggioranza di quelli che andavano a cercare vita migliore in citta’. Tanto erano disperati gli haitiani che accettavano di sgobbare in Repubblica Domenicana – in alcuni casi come schiavi – per pochi spiccioli a raccogliere caffe’. Mi spiace, ma chi non e’ mai stato in una umida e immensa piantagione di caffe’ a mezzogiorno non puo’ capire.

La poverta’ di Haiti e’ li da sempre, non dal terremoto. Ma la poverta’ e’ complicata, i poveri sono poveri un po’ anche per colpa loro, no? Si fanno la guerra, sono abitudini culturali, non hanno spirito imprenditoriale. Quante scuse ci inventiamo per non vedere.

E poi arriva un bel terremoto che rade al suolo tutto. Tabula rasa vera. E questo e’ semplice. Questo vende bene in TV, non c’e’ molto da spiegare. Terremoto, distruzione, nessuna colpa, semplice, commozione.

Un vecchio generale (ex a dire il vero) che lavorava per OCHA (l ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite) mi disse una volta che ci sono due tipi di emergenze: sexy e non sexy. Quelle sexy vanno di moda, sono semplici, accadono in un istante e non si puo’ dare la colpa a nessuno se non alla natura. Un terremoto, uno tsunami, magari in zone con turisti stranieri, e’ sexy. Una guerra civile che da 20 anni uccide la speranza dei bambini di fare qualcos’altro oltre che sparare non e’ sexy. Di qualcuno la colpa deve essere. E’ complicata da spiegare, non ci sono buoni o cattivi, tutto e’ grigio invece che bianco e nero.

Non ho soluzioni da proporre. Vorrei solo che invece che da salvatori, che da eroi con armature argentate, tutti, ma proprio tutti, ci presentassimo ad Haiti con il cappello in mano a dire: scusateci. Siamo fatti cosi’ noi ricchi. Siamo come bambini. Arriviamo solo quando c’e’ un bel botto e poi ci scordiamo subito. Fra qualche mese gia’ saremo interessati ad altri fuochi d’artificio. Ma ora siamo qui. Succhiateci come mucche finche potete. Approfittatevi di noi ora che siamo qui.

Mi si confondono in testa le immagini delle coste Sri Lankesi senza piu’ palme ne’ villaggi per chilometri e le foto viste in questi giorni di Haiti. Verrebbe la voglia di dire qualche parola inteligente sul perche’, ma mi vergogno solo a provare. Ci sono cose che vanno cosi’ (di merda) e basta.

Quindi, ora che fare? Donate alle organizzazioni umanitare. Queste sono due di cui io personalmentemi fido: www.ucodep.org; www.oxfam.org

In bocca al lupo a tutti quanti.

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Written by Carlo

18/01/2010 a 09:40

Pubblicato su Scelta

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Una Risposta

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  1. piano piano sta nascendo uno scrittore….

    ricordati che la mia parte nel lancio del primo libro te l’ho sempre promessa….

    marco

    marco

    04/03/2010 at 11:37


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