Carlo B. – Narrare Improprio

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Siedo e annuisco. Non ci sono orologi alle pareti, ma sento il tempo che sta cambiando. Rallenta, deraglia. Riesco quasi a vedere la filigrana delle cose che si rilassa, diventa piu’ morbida. Il parlottio intorno al tavolo si trasforma in spuma rosa, mielosa, che riempe la stanza. Tutti sorridenti, impegnati, d’accordo con tutto. Le scarpe del mio vicino di sedia spariscono inghiottite, poi le caviglie, le mani, tutta la stanza come una piscina gelatinosa.

All’altro capo del tavolo qualcuno rovescia una tazza di caffe’ sui fogli in mezzo al tavolo. Ci alziamo, muovendoci al rallentatore, afferriamo i fazzolettini, spostiamo cellulari e in pochi minuti abbiamo domato il fiume nero. Guardo i miei appunti e le piccole macchie come costellazioni sconosciute. D’istinto, guardo il soffitto e sopra il cielo nuvoloso e ancora piu’ in alto l’orsa maggiore e il piccolo carro. Il tipo che ha versato il caffe’ mi sorride, furbo, e io con la biro mando in frantumi il mio bicchiere d’acqua. Alzandomi  faccio anche cadere la sedia che tira giu’ le giacche di tre colleghi, a mollo nella pozza di vetro. Loro si alzano rapidi come falchi, le giacche sono di marca, e non si accorgono nemmeno del filo del telefono.

Quando tutto si calma mi scuso. Almeno ora respiro.

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Written by Carlo

12/02/2010 a 14:47

Pubblicato su Tempo

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