Carlo B. – Narrare Improprio

Nuovi sentimenti

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Ci sarebbe bisogno di nuovi nomi per i sentimenti. Piu’ precisi, dettagliati, di quelli che abbiamo. Nuovi nomi che descrivano con esattezza le sfumature intermedie fra felice, triste, annoiato. Quando e’ mattina e ti alzi in ritardo, poi guardi dalla finestra e, per la terza settimana di fila, piove, quello e’ un sentimento ben diverso da quando ti alzi la mattina e ti girano solamente. Se sei in ufficio e dalla finestra entra un pomeriggio bellissimo, chiaro, assolato, con i bambini giu’ in cortile che saltano e ridono e tu qui a scorrere linea dopo linea un foglio excell con 350 voci di budget per trovare l’unica cella sbagliata, beh non sei annoiato, ti assicuro.

Mi vengono in mente le mie reminiscenze di linguistica generale. Non mi ricordo piu’ chi si era accorto che gli Inuit avevano quasi una ventina di nomi per dire “neve”. Mentre alcune tribu’ africane, nemmeno uno. E mi chiedo: non sappiamo dare nomi ai nostri sentimenti perche’ non li conosciamo davvero? Sappiamo a grandi linee da dove vengono e distinguiamo a braccia i buoni dai cattivi, i piacevoli da quelli negativi. Ma non vediamo le sfumature. Ci sfuggono i mezzi toni, le inflessioni. E anche se le sentiamo, non sappiamo dirle.

Mi viene da pensare che parliamo per fare, piu’ che per sentire. Che chi si perde in lunghe descrizioni dei propri sentimenti, di come cambino da un momento all’altro, viene visto con sospetto e, se non si ferma in tempo, con paura. Quand’e’ che abbiamo deciso che il fare era piu’ importante? E perche’?

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Written by Carlo

05/03/2010 a 11:05

Pubblicato su In-splora

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4 Risposte

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  1. Sembra che la storia degli inuit sia una bufala. Eppure io me lo ricordo, forse c’era cascato anche il mio autore scordato.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Inuit_language#cite_note-3

    Carlo

    05/03/2010 at 11:07

  2. Le parole scritte non bastano mai per descrivere i sentimenti. Un po’ meglio le parole dette, perché c’è tanto di non verbale che aiuta. Ma non le parole sono la via, è l’arte. Tutta, ma particolarmente la musica.
    Risposta mia all’ultima domanda: perché il fare è facile e concreto, invece l’essere è complesso e infinito.

    giancarla

    05/03/2010 at 15:56

  3. Noi abbiamo sentito di un popolo che usa un nome diverso per la maggior parte dei cambiamenti: una pecora si chiama in modo diverso a seconda che abbia uno, due o tre anni, ad esempio. Così per gli alberi, così per tutto. Ma questo non risponde alla tua domanda…! Ciao!

    melacandela

    15/03/2010 at 16:40

    • Certo, se tutto ha un nome diverso per ogni suo stato, per ogni suo compleanno, si perde la capacità di parlarne in generale. Se uno non sa cos’è un Albero, ma vede ogni anno dell’albero come una cosa diversa, non è che alla fine l’Albero non esiste più?

      Grazie per i commenti melacandela!

      Carlo

      15/03/2010 at 22:04


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