Carlo B. – Narrare Improprio

Hai paura?

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Capita di chiudere gli occhi e sentire al petto un dolore leggero, come un ago sottilissimo che penetra dentro, fino al midollo, e ancora piu’ giu, dove c’e’ un vuoto, l’assenza. Fatichi a respirare, i tre centimetri che il tuo petto deve sollevare sono troppi. Te ne stai li’, occhi sbarrati, a fantasticare sul perche’ e il quando. Ci siamo passati tutti.

A volte e’ solitudine, altre noia; a volte abbiamo perso qualcuno o qualcosa; altre ci sentiamo in trappola, senza sapere chi sia il cacciatore; sofferenza di chi amiamo, tristezza, lavoro. La lista e’ infinita. Sembra che tutto abbia lo stesso effetto. Un ago infilato in petto, che spinge sempre piu’ giu’, come una trivella, senza pieta’, senza scampo.

Eppure.

Eppure, guardando bene, si intravede in controluce una sagoma, sempre la stessa, che si ripete. La paura. Coperta da strati di giustificazioni, parole, pensieri razionali. Mascherata da tristezza, rimpianto. Una paura senza confini, che ci blocca. Da dove viene? In cosa e’ diversa dalle altre paure che incontriamo ogni giorno, paura dei ragni, dell’altezza? Questa ci consuma dentro, lasciando solo il nostro scheletro piu’ profondo, animale. Abbiamo paura che questa volta non ce la faremo. Che questa volta sia troppo e che ci schiaccera’. Ha gia’ iniziato: ci tiene fermi, ad occhi aperti, al buio, in un letto. Indifesi come bambini. Abbiamo paura che quello che ci spaventa sia piu’ forte di noi. Ragionamenti logici, riflessioni, spiegazioni, non servono a niente. Lo sappiamo che andra’ a finire male.

E in questo nero che ci circonda non ci accorgiamo dei segni che ci dicono di altre possibilita’. Altri mondi in cui siamo noi a vincere, non le nostre paure. Ammaliati dall’unica strada che finisce nel vuoto non vediamo le altre, intorno a noi, quelle gia’ segnate e quelle ancora da inventare. Mi viene in mente un brevissimo racconto (Kafka, per forza):

“Ahime’ -disse il topo- il mondo diventa ogni giorno piu’ angusto. Prima era talmente vasto che ne avevo paura, corsi avanti e fui felice di vedere finalmente dei muri lontano a destra e a sinistra, ma questi lunghi muri precipitano cosi’ in fretta l’un verso l’altro che io mi trovo gia’ nell’ultima camera, e la’ nell’angolo sta la trappola in cui andro’ a cadere.” “Non hai che da mutar direzione” disse il gatto, e se lo mangio’.

Non ci sono i muri, ne’ la giusta direzione. E non c’e’ nessuna trappola, alla fine. L’unica cosa di cui preoccuparsi e’ il gatto.

“Ahime’ -disse il topo- il mondo diventa ogni giorno piu’ angusto. Prima era talmente vasto che ne avevo paura, corsi avanti e fui felice di vedere finalmente dei muri lontano a destra e a sinistra, ma questi lunghi muri precipitano cosi’ in fretta l’un verso l’altro che io mi trovo gia’ nell’ultima camera, e la’ nell’angolo sta la trappola in cui andro’ a cadere.” “Non hai che da mutar direzione” disse il gatto, e se lo mangio’.
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Written by Carlo

10/03/2010 a 14:48

Pubblicato su In-splora, Nero

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