Carlo B. – Narrare Improprio

Racconto lungo/1

with one comment

Proviamo a fare così: voi leggete e io scrivo. Puntata per puntata. Ditemi cosa (se) vi piace, e dove andare a parare.

Sindaco

No, non avrebbe più sposato nessuno. Quando basta, basta. 12 matrimoni dall’inizio dell’anno. Neanche tanto pochi per un paesotto di provincia. Saranno le colline e il mazzo di fiori che offro. Ma 10 separazioni! Non bastano le statistiche, neanche quelle di una società post-industriale, a spiegarle. 10 su 12. Tremava all’idea che qualche giornalista di paese, quelli che scrivono di madonne piangenti e nonne centenarie, venisse a chiedergli conto. “Il Sindaco Sfascia Matrimoni”, già vedeva il titolo. No no, scosse il capo. Non avrebbe più sposato nessuno.

Il treno preoccupato dei suoi pensieri andò a sbattere contro un telefono che squillava. Strano per un Comune che a quell’ora qualcuno cercasse notizie, o formulari, o aiuti leciti, illeciti, o grigi, appartenenti a quell’area del legale ma non raccomandabile dentro la quale sono costretti a sguazzare ogni giorno i politici di ogni pasta. Sperava che da qualche parte nel palazzone si trovasse ancora uno stagista, qualcuno a contratto che, pur di farsi prolungare di qualche mese, fosse disposto a rimanere, sorridere e rispondere. Invece il trillo, moltiplicato di ufficio in ufficio dalle decine di apparecchi, frulli multi tonali, continuava instancabile. Come se non avesse altro da fare per il resto del tempo.

– pronto?

La voce di donna lo sorprese. Una voce conosciuta. Non era una delle impiegate, ma veniva in qualche modo da dentro il palazzo. Si registrano le cose a sezioni, nella testa degli uomini importanti, per risparmiare spazio e tempo a ritrovarle. Per argomenti, per luoghi, per anni: e quella stava dentro al Comune.

-Si, sono il Sindaco.

Improvviso un pianto. Mi scusi, mi deve scusare, mormorava la voce. Un ago gelido trafisse la schiena bianca del Sindaco. Non ha funzionato, piangeva. Il sindaco agitò le mani per aria come a scacciare un pensiero. Erano 11.

La mattina dopo non avrebbe voluto alzarsi dal letto. Fuori pioveva come Novembre e ancora non erano le sette.

(continua…)

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Written by Carlo

14/03/2010 a 14:29

Pubblicato su Racconti

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Una Risposta

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  1. In attesa del seguito…

    melacandela

    15/03/2010 at 16:43


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