Carlo B. – Narrare Improprio

Racconto lungo/2

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(precede…)

La mattina si alzava sempre dolorante. Sapeva che in ufficio nessuno diceva niente, ma lui a volte dimenticava gli occhiali, altre il cellulare. La scrivania si riempiva di bigliettini di un giallo fosforescente pieni di punti esclamativi. Gli tornò in mente sua madre: “che brutta bestia la vecchiaia” diceva spesso. Il Sindaco vedeva davanti a se la fila degli anni, lenti e pesanti. Forse un bastone, dei badanti filippini.

Sfogliando il giornale del mattino, fece per chiamare la segretaria, ma si trattenne. Cosa gli avrebbe raccontato? Se avesse indagato avrebbe potuto svegliare la curiosità di altri, mentre nessuno doveva essere curioso. I matrimoni a Casazza andavano benissimo, questo era il motto. No, si disse! Qualunque idiota di cronaca locale andrà a controllare. Di matrimoni a Casazza non si parla. Ecco, i matrimoni a Casazza non sappiamo neanche cosa sono.

Si sentì solo, dopo tanti anni, e fu felice che il telefono riprendesse a squillare. Per tutta la mattina fu impegnato in riunioni e carte. Si stupiva ancora di come una firma su una lettera, un memorandum, una delega, facesse accadere delle cose nel mondo reale. Gli sembrava così remoto il legame fra il faldone strapieno di numeri e tabelle che gli stava davanti adesso e la nuova strada che in due, tre anni, avrebbe tagliato in due il campo di girasoli del Bianchi. Le parole, pensava, quando le metti su carta diventano molto di più. Già quasi cose. E vedeva chiaramente la catena di eventi che avrebbe portato quelle parole squadrate e rifinite a bandi di gara, appalti, commissioni esaminatrici, contratti e cose. Ogni passaggio un ufficio, un timbro, una sapiente revisione. Passava in rassegna tutte le mani che avrebbero toccato lo stesso incartamento e gli venne in mente Marco. Sedeva in un ufficio al piano terra, urbanistica. Mai un problema quando c’era Marco in mezzo. Conosceva i meandri di quel palazzo meglio di lui ed era uno del partito. Marco Fossi era il suo uomo.

***

Nella luce malinconica del tardo pomeriggio, a porta chiusa, si accese una sigaretta. Marco sedeva nella poltrona verde e ascoltava.

– Come vedi, è situazione delicata –

Marco annuiva. Capiva che se non la gestivano bene gli sarebbe arrivata addosso e Casazza non aveva bisogno di altre beghe. Non avevano soldi per pagare la mensa dell’asilo, la fiera era stata cancellata. Ci mancava solo la nomea di menagrami.

– Dobbiamo saperne di più- disse Marco. – Controllare i numeri, fare due conti –

Il Sindaco sorrise. Aveva ancora il suo fiuto alla fine.

– E soprattutto, controllare la concorrenza –

– La concorrenza? –

Marco indicò la finestra dove tremolava la piccola chiesetta color crema.

– Con discrezione Marco, senza pubblicità – disse il Sindaco, dissimulando la preoccupazione, incerto se sperare in un mal comune mezzo gaudio, quasi un pareggio. Fuori era ormai scuro e si intravedeva appena, dall’altro lato della piazza, il campanile semplice, dritto nella sera autunnale.

(continua…)

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Written by Carlo

16/03/2010 a 17:54

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