Carlo B. – Narrare Improprio

Sulla natura delle decisioni e le differenze di queste dalle chiacchiere

with 2 comments

Va bene, lo ammetto. Sono un chiacchierone. Mi piace parlare, fare progetti ad alta voce, anche squinternati, immaginare possibili scenari e le verie opzioni collegate. Con una coppia di amici, che sospetto amino questi voli pindarici quanto me, in una sera siamo in grado di progettare almeno quattro, cinque viaggi diversi in Borneo, in Giappone, Africa. Viaggi che non si realizzano mai.

Ultimamente, chi mi conosce di persona, si e’ preoccupato che questa mia tendenza stia ingravescendo. I progetti diventano sempre piu’ complessi e articolati, li arricchisco di particolari, faccio piani concreti e ne parlo come fossero realta’. Ho iniziato a disinteressarmi del mio lavoro, faccio tardi in ufficio, sono distratto, mi trascino alle sei di pomeriggio aspettando solo di andarmene. Esco poco e passo molto tempo a leggere o a pensare, fumando sigarette come noccioline. Se non fossi dentro la mia testa, penserei anch’io: ‘sto tipo e’ depresso o disturbato. Alla larga!

La verita’ e’ che fino ad adesso, nessuno aveva chiamato il mio bluff. Giocavo tranquillo, convinto di potermi sempre tirare indietro. Che ci fosse sempre la’ fuori il mondo come l’avevo lasciato e che bastasse un passo per tornare indietro. E invece. Invece ti accorgi che ti piace questo mondo, sghembo, senza futuro, disordinato. E, ammettiamolo, anche piu’ scuro, solitario, incerto. E te ne accorgi quando qualcuno dice: vedo, forza, tira giu’ le carte.

E le carte sono che lui ha un lavoro da offrirti e che tu sai fare. Un lavoro per cui ti sei smazzato l’universita’, due master, anni di gavetta e posti poco raccomandabili. E tu hai niente. No, non niente: un’idea. Ecco, questo si’, un’idea, un piano e (se ti senti in vena e romanticone) una speranza. Verrebbe da pensare che la partita e’ chiusa, che ci siamo divertiti, pacche sulle spalle e bicchieri vuoti sul tavolo verde. Ma che e’ ora di incassare le fiches e iniziare a ragionare. Grazie della bella serata, ragazzi.

Porca santa, invece cosa succede? Quelli ti fanno: guarda che vinci tu. Nel mio poker mentale vince quello che voglio davvero. E mi spavento di brutto a scrivere: Vi ringrazio per la vostra offerta, ma sopravvenute ragioni personali mi impediscono di accettare. Cordialita’. Cordialita’? Chi scrive mai cordialita’ in una mail? Chi rifiuta un lavoro cosi’ senza un’alternativa che ti paghi le bollette?

Queste sono le vere decisioni forse. Quelle che sorprendono anche te, anche mentre le pensi, mentre le dici, le fai, pensi: ma che cazzo sto combinando? Eppure non ti fermi, vai avanti, il tuo corpo si muove, la tua bocca dice le parole, o le dita le scrivono. Da dove vengono quei gesti? Chi li mette in moto? Se fossimo nati in Asia ci verrebbe da dire che seguiamo la via del Tao, la naturalezza, che andiamo con la corrente. Ma qua?

Ti viene voglia di stappare una bottiglia di vino e brindare al nuovo viaggio. Che non hai iniziato tu, che non sai dove ti portera’ (ne’ se ti portera’ da qualche parte). Viaggio in cui sei come uno imbarcato per sbaglio, che stava solo portando a bordo la segale e non ha fatto in tempo a scendere. Bello pero’ il mare. Guarda. E certo, anche terribile il mare. E faticoso. Ma anche bello. Infinitamente.

E cosi’ si cambia vita. Viene da ridere a quanto sia semplice alla fine, un nulla. Un silenzio.

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Written by Carlo

19/03/2010 a 11:58

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2 Risposte

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  1. Chissà, forse in Asia avrebbero anche aggiunto: quando compi una scelta, giusta o sbagliata, è inutile lamentarsi o rodersi, giacchè l’hai compiuta. Quindi con serenità vai avanti, perchè così doveva essere. Sì, in Asia, ma qui da noi… Ciao, in bocca al lupo!

    melacandela

    20/03/2010 at 11:28

  2. Ecco, il “ma che cazzo stai combinando?” è una domanda che mi faccio spesso ultimamente..
    continua a navigare!

    Ro.

    23/03/2010 at 15:58


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