Carlo B. – Narrare Improprio

Ossi di Seppia

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Sono piccole cose che rimangono. Di tutte le migliaia che ci passano per le mani, dei milioni che vediamo, sono quelle piu’ semplici che tornano su, inattese.

La copertina di un libro, rossa e bianca, spessa, riporta la luce di un pomeriggio. Una vasca blu dove mi crogiolavo, senza schiuma, e un senso di stupore per come mia Mamma mi avesse regalato Ossi di Seppia di Montale.

Mi rivedo immerso in acqua, fino al mento, con il libro aperto. L’umidita’ irrigidi’ la copertina, disegnando piccole bolle. E mi scopro a pensare a mia madre, alla quale somiglio cosi’ tanto, e dalla quale e’ stato difficile affrancarsi. Il libro e’ stato forse il primo regalo da adulto, il primo che mi dicesse: adesso vai, tocca a te, vai e vedi un po’ come funziona. Che non tutto e’ facile, allegro, la’ fuori.

Se rileggo quelle poesie adesso, specie quelle famose, mi sembrano pretenziose. Come si parla del male di vivere? Si puo’ senza sembrare melensi, o ridicoli, o irrispettosi? Eppure allora, a me adolescente, mi sembravano le chiavi verso i segreti del mondo. La voglia di infinito che prende a quell’eta’, da dove viene? Solo smania di crescere? O forse una breve finestra fra l’essere in grado di capire il mondo e l’averne paura? Come i pedoni di inizio novecento che conoscevano le automobili, ma ancora non sapevano del pericolo che portano per chi passeggia.

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Written by Carlo

26/03/2010 a 16:47

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