Carlo B. – Narrare Improprio

Racconto lungo/5

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(precede)

Conto’ 9 coppie. Non gli sembravano poche. Metodico, per una settimana, tutte le sere si affaccio’ alla finestra. In media, 5 coppie a sera, 10 il venerdi. Voleva sapere del resto del paese, avere un’idea piu’ chiara. Quante coppie c’erano a Casazza ? Il lunedi, al tramonto, si infilo’ degli occhiali, un cappello scuro e il lungo impermiabile che non usava mai. Cammino’ per quattro ore muovendosi fra i giardinetti pubblici, la pista da pattinaggio, il muretto e il bar principale. Teneva in tasca un bloc notes dove annotava, ogni mezz’ora, quante coppie incontrasse, che eta’ avessero, se litigassero o si tenessero per mano. Ogni sera, per due settimane, catalogava i fili amorosi di Casazza. Quelli singoli, doppi, intrecciati, da tagliare. In media c’erano 10 coppie sui trentanni, 15 fra i venti e i trenta, e una ventina fra i ragazzini adolescenti. Quelli erano quelli che si baciavano di piu’.

– E sono poche o tante ? – gli chiese il Sindaco

– Non lo so – disse Marco – Ma dammi un paio di settimane –

Il Sindaco intravide un lampo torvo nello sguardo del nuovo investigatore, come un presagio, ma non aveva il tempo di preoccuparsi. Nelle settimane successive Marco spariva per dei pomeriggi interi, tornando solo a sera tardi, con fogli pieni di strani segni dai colori diversi e dalle grafie disparate. Li teneva in quattro cartelline colorate : giallo paglierino, verde, blu e nera. Ognuna chiusa a chiave in un cassetto della sua scrivania. La moglie pensava che avesse un’amante, i figli che giocasse ai cavalli. Si barricava nel suo studio ogni notte, fino all’alba, a calcolare, imprecando davanti al computer. In realta’ aveva messo su una potente rete di ragazzini spia che vagliavano tutte le piazze, i bar, i giardini dei quattro comuni intorno a Casazza. Quasi trenta scapestrati segnavano nomi, cognomi, eta’ di tute le coppie della vallata. E riportavano a Marco. Non c’era serata romantica che sfuggisse agli occhi dei ragazzini, neanche a quelli coperti di capelli che Marco aveva scoperto si chiamassero emo. Era come uno specchio degli amori, dei tradimenti e delle riconciliazioni quello che andava accumulandosi. Una sfera di cristallo degli animi. Ma non era gratis. I ragazzini volevano la loro paga e Marco segnava al comune piu’ pranzi e benzina di quanti ne potesse consumare, senza preoccuparsene. Aveva le spalle ben coperte.

Una sera incrociava coppie, numeri di uscite, baci e produceva grafici, distribuzioni gaussiane dei sentimenti. Fogli excell di 150 righe e venti, trenta colonne. A vederlo da lontano sembrava un cimitero di piccole x nere, rosse, blu, una scacchiera senza scampo. Gli venne quasi da ridere quando, dopo tanti sforzi, si accorse che Casazza era perfettamente nella media. Ci si amava allo stesso modo, con la stessa passione. Si usciva un numero comparabile di volte, si litigava con la stessa frequenza. Eppure negli altri comuni non si divorziava. Fracca aveva 9 matrimoni e una separazione. Pretto 10 e nessuna separazione. Qualcosa non quadrava. Se tutti erano innamorati piu’ o meno come dovunque, cosa succedeva a chi si sposava a Casazza? Perche’ proprio qua avevano deciso di mettere a rischio il buon nome del paese? Fu allora che nel cuore di Marco si insinuo’ il dubbio, nel silenzio della notte, come una musichetta impertinente che nasce dai flauti, e poi cresce, gli archi, i timpani, fino a coinvolgere tutta l’orchestra. E a qual punto la devi dire, te ne devi liberare:

– E se non fosse un caso ? –

(continua…)

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Written by Carlo

30/03/2010 a 15:01

Pubblicato su Racconti

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Una Risposta

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  1. uff…. non finisce piu’. Certo, con tutti i vostri commenti di supporto, non mi pesa…

    Carlo

    30/03/2010 at 15:06


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