Carlo B. – Narrare Improprio

Racconto lungo/6

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(precede)

La mattina dopo Marco uscì presto di casa, saranno state le sette. Comprò il giornale e delle brioche calde e suonò il campanello a sua nonna. Nonna Gianna era vecchissima. Non usciva di casa da almeno cinque, sei anni. Camminava con un bastone e per la maggior parte del tempo se ne stava in poltrona, circondata da cuscini, foto e sciarpe di lana a metà. Nessuno conosceva i pettegolezzi di Casazza meglio di lei. Il suo salotto era un fiume in piena di anziane signore, governanti, lattai e droghieri che parlavano, sussurravano a mezza voce, scuotendo la testa. Nonna Gianna sedeva al centro di tutto e sola poteva confermare le dicerie con particolari nuovi, che le arrivavano da altre fonti, incrociando, facendo riscontri. Diceva sempre che i pettegolezzi ad uno ad uno erano senza senso, ma tutti insieme erano la verità.

Marco odiava i pettegolezzi. Gli sembravano l’anticamera della prigione, il surrogato delle catene. Erano, anzi, più pericolosi ancora. Strisciavano invisibili nelle case, dietro alle tende scure, sotto le lenzuola, nei letti e negli angoli bui dei parchi. Tenevano prigionieri gli uomini più delle mura. Gli tremavano le mani quando suonò il campanello e quasi rovesciò il vassoio di paste ancora prima di entrare. Il salotto di Nonna Gianna era semplice e spartano in tutto, tranne nelle fotografie che ricoprivano le pareti e gli scaffali. Foto di sua madre, suo padre, dei loro fratelli, dei suoi cugini. Tutta la sua famiglia lo guardava sorridente, ben vestita e silenziosa.

– Nonna dimmi un po’ – iniziò Marco rimestando un caffè nerissimo. – Ma perché Gianmaria si è separato? –

– Tesoro – disse la nonna sorridendo – e come faccio a saperlo io? Sono una povera vecchia a cui nessuno racconta nulla. E quel poco che raccontano, lo dimentico. –

La crema delle brioche le cadde sul tovagliolo di stoffa ricamato con un ‘plaf ‘sonoro.

– Certo, Gianmaria non teneva gli occhi aperti, neanche da bambino – disse – o non sarebbe andato in giro così spesso –

– E la Mara, com’è andata con la Mara? –

– Eh, quella sì. Se il marito l’avesse tenuta di più a casa –

La nonna lo guardò a lungo, in silenzio. Gli occhi squadravano il nipote per decidere se ci si potesse fidare.

– Certo, io non faccio pettegolezzi. A me le cose le raccontano, fosse per me non starei neanche a sentire – si morse il labbro – ma se a Casazza non ci fosse il biondo, ci sarebbero più bambini.-

Il biondo era il più giovane dei Bettoni. Aveva si e no trentanni ed era sempre abbronzato, anche a Natale, e sempre elegantissimo. Girava con dei macchinoni lucidi, senza aver mai lavorato in vita sua. Per mezzogiorno, Marco aveva scoperto che nelle separazioni dell’ultimo anno c’era sempre di mezzo lui. Con le donne direttamente, con gli uomini come compagnone da locali notturni, da scappatelle allegre che poi arrivavano alle orecchie delle mogli. Non era il tipo da sposarsi, ma certo era il tipo giusto per divorziare. E i Bettoni erano all’opposizione in consiglio comunale. E i più grandi costruttori di Casazza.

(continua…)

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Written by Carlo

05/04/2010 a 13:34

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