Carlo B. – Narrare Improprio

Goodbye Tirana

with one comment

Ci sono leggi che si applicano alle più disparate sfaccettature: le domeniche pomeriggio da adulti sono noiose quanto i pomeriggi al mare da bambini; gli aquiloni sono meno divertenti dei palloncini a elio che volano da soli; i vecchi si lamentano della vecchiaia e i politici promettono tutto. Sono piccole certezze che resistono al passare degli anni, alle esperienze che accumuliamo come scarpe vecchie in fondo ai cassetti. E che ci aiutano nel setacciare la mole degli avvenimenti quotidiani per tirarne fuori quelle due frasi che racconteremo se qualcuno ci dovesse mai chiedere cosa abbiamo fatto ieri.

Le partenze non sono da meno. Obbediscono alle regole delle partenze. Quando arriviamo da qualche parte (un paese nuovo, all’università, in un nuovo ufficio) non conosciamo nessuno. Camminiamo per strade vaghe, tutte uguali e irriconoscibili, senza avere nessuno a cui telefonare per un caffè, per una cena. Poi con il tempo, a fatica, tendiamo le nostre reti sociali che si gonfiano di nuovi conoscenti, poi amici, che hanno altri conoscenti e altri amici. Di solito a metà del soggiorno (che sia una settimana o tre anni) conosciamo tutti, nuovi arrivati, vecchie glorie, personaggi storici, locali giusti, mosse segrete, tutto. E poi il tempo. E alla fine del ‘soggiorno ‘(o poco prima) ci accorgiamo di non conoscere più nessuno. I nuovi arrivati non interessano perchè non avremo mai tempo (e diciamocelo, voglia) di attaccare bottone. I vecchi non ci sono più, sospinti in avanti dall’ssere lì prima di noi. E quando facciamo le valigie, ci prepariamo ad andarcene, di tutte le reti costruite con amore e pazienza non rimangono che brandelli slabbrati, distanti. (Volendo, a essere esistenzialisti, si potrebbe dire lo stesso delle nostre vite. Qualcuno mi raccontava di una vecchia signora che diceva che doveva morire perchè tutta la gente che conosceva stava ormai al cimitero)

Quindi, goodbyeTirana.

Parto per un paio di settimane di vacanza in cui scriverò quando posso. E no, non mi sono scordato che ho una storia a metà, con le gambe in aria: pazienza, pazienza.

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Written by Carlo

25/04/2010 a 20:37

Pubblicato su In-splora

Una Risposta

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  1. Però la fine di un viaggio, di un soggiorno o di un pezzo di vita, per quanto malinconica, è pur sempre l’inizio di qualcos’altro.
    Quindi in bocca al lupo per la tua prossima avventura!

    lalla

    28/04/2010 at 17:20


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