Carlo B. – Narrare Improprio

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Cosa ci vuole, si dice. Uno torna a casa, si sistema, inizia.

Mi ritrovo in questi giorni a sottrarre. Tolgo persone, oggetti, fatti, storie, mi svuoto. Casa mia non è più la stessa: ho tolto quasi tutti i soprammobili, il narghilè palestinese, le scatole di cioccolatini, le candele. Ho tolto i libri di cucina, i porta sale e pepe, le ciotole per le spezie. Ho tolto foto e quadri, libri che non leggerò, lucine di natale alle scale. E parlo meno, sto spesso da solo. Degli amici che sentivo sempre ne rimangono forse quattro, cinque. Che posso incontrare solo due, tre. Ma ancora di più ho quasi smesso i desideri, i sogni, gli innamoramenti facili, le passioni da tinello. Guardo questo spazio immenso e vuoto che mi sto facendo dentro e davanti e mi viene in mente l’infanzia in cui le giornate non avevano fine e scopo. I pomeriggi erano sequenze di ore da riempire. Quanto mi sono annoiato allora e quante cose ho fatto da quei pomeriggio in cui dividevo il tempo ad occuparmi di un acquario, suonare il piano e giocare ai trenini, (scientificamente, con metodo) per arrivare all’ora di cena. Ho studiato, letto, scritto, parlato, conosciuto, viaggiato, amato, sofferto, tradito. E adesso imito altri amici prima di me  e lascio. Mi rintano e aspetto di ritrovare quella sensazione di noia e vuoto che mi avvolgeva come acciaio. Non ho paura questa volta. Non mi manca nulla nel mio arsenale. L’aspetto per assassinarla e decidere da che parte andarmene. Su quale treno salire, quale donna amare, quale mestiere, speranza convincermi di inseguire per i prossimi dieci anni.

Tutt’intorno mi stupisce vedere come le cose si abituino a te. Il mio terrazzo, che non mi conosceva, non trema più quando esco ad ammirare il tramonto e gli ulivi su uno sfondo vigliaccamente tradizionale e splendido di colline toscane. I cani dei vicini non mi abbaiano. Tutto diventa usuale così presto. Anche la solitudine che ci sembrava strana, il dormire da soli, il cucinare per uno, tutto diventa parte del nuovo modo di camminare che ci inventiamo.

E per la prima volta, non ho fretta. Sono quasi trenta ormai, ma adesso ho tutto il tempo. Non devo andarmene, non devo lavorare, non devo far niente. Ho il tempo e la voglia di guardarmi negli occhi, come si dovrebbe fare.

Sono a casa da due settimane. Contando gli anni dell’Università, non abitavo qua da undici anni. Eppure se mi guardo intorno ritrovo quasi le stesse faccie, o mutazioni delle stesse faccie, e soprattutto le stesse frasi. Sembra incredibile come non si smetta mai di dirsi le stesse cose nei paesi. Sono diverso io, però. Ascolto e non mi spaventa più la vicinanza morbosa delle beghine, dei curiosi. Accetto che sia parte e scotto da pagare per il resto della mia tranquillità. Aspettatevi più posts, adesso che ho tempo mio.

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Written by Carlo

12/05/2010 a 09:32

Pubblicato su In-splora

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4 Risposte

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  1. WOW MI LASCI SEMPRE SENZA PAROLE !!! O PIENA DI COSE VECCHIE/NUOVE/VECCHIE…..
    TANTE BELLE COSE A TE…E ANCHE A ME VAH…!
    UN BACIO
    OTTY

    ottavia

    12/05/2010 at 09:46

    • Ciao Ottavia! tante belle cose per tutti direi. un abbraccio!

      Carlo

      12/05/2010 at 20:05

  2. Ho scoperto x caso le tue pagine e mi stupisci ogni volta.
    grande carlo:)
    a presto
    un abbraccio

    francesca

    13/05/2010 at 14:46

    • Ciao Fra! grazie, a volte si scopropno cose belle (altre brutte… eh eh) un abbraccio!

      Carlo

      13/05/2010 at 19:56


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