Carlo B. – Narrare Improprio

Archive for giugno 2010

Cooperanti

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A tutti gli amici cooperanti ancora là fuori, che vanno avanti nonostante tutto

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La mattinata vaga di un lunedì mattina non prometteva nulla di buono. Lo sapeva. C’era nell’aria un vento e una luce eterei, senza ombre. Odiava la burocrazia. Aveva imparato a sospettarne da piccolo e non aveva mai smesso. Utile, ma in definitiva male necessario. Si avvicinò al caseggiato color crema, dello stesso colore di tutte le stazioni, gli uffici comunali e le scuole del paese. Così pallide e inoffensive, da fuori. “Ufficio Anagrafe” in lettere rosse su campo oro. Sospettoso e sorridente, per forma e cortesia, si avvicinò al bancone in legno ricoperto di opuscoli e formulari.

-Dovrei rinnovare la carta d’identità –

Una signora di mezza età dai lunghi e vaporosi capelli rossi sorrise. Buon segno, pensò Marco. Se sorridono è sempre un buon segno. Riempì dei moduli, consegnò le quattro fotografie che lo ritraevano un po’ stupito e spaesato e sorrise, a rinforzare l’altro sorriso. Siamo amici. Di cosa mi preoccupo, pensò.

-Altezza? Segni particolari? Colore degli occhi? –

Sapeva tutte le risposte, ed erano facili da dire.

-Professione? –

-Cooperante – si lasciò sfuggire.

-Nel senso che lavora alla Coop? –

-No, voglio dire, sono un operatore umanitario –

-Capisco. –

Marco capì l’errore quando il sorriso che li univa svanì e gli occhi della signora si fecero piccoli mentre scorrevano un lungo menu a tendina che i suoi occhiali riflettevano dal vecchio schermo.

-Non esiste. –

Si guardarono impotenti per un tempo lunghissimo, incerti. A Marco sembrava di guardare una di quelle scene dove l’eroe scivola giù da una montagna e il suo compagno non ha le forze per tenere la corda. E tutti e due sanno cosa succederà.

-Lasciamolo vuoto, tanto non serve, è solo per statistica –

Annuirono, Marco felice di aver scampato l’odissea di dover spiegare il suo lavoro e la signora felice di non doversi alzare per chiedere delucidazioni al capo ufficio nell’altra stanza. Quello che faccio non esiste. Una piccola bugia, in fondo, per coprire la distanza che separa due mondi.

Written by Carlo

23/06/2010 at 09:19

Pubblicato su Racconti

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Nebbia bianca

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Sono settimane che non scrivo. Me ne accorgo ora. Cosa ho fatto invece di scrivere? Mi sforzo di mettere in fila i giorni. Un amico mi dice sempre che ho un passato ‘mitico’, atemporale. Quello che è successo ieri o dieci anni fa sta nella stessa zattera alla deriva. Perdo istantaneamente i collegamenti che dividono e uniscono quello che è successo oggi e l’anno scorso. Sono stato in giro, ho fatto un trasloco, ho fatto il turista, ho visto Lucca, ho dormito, ho mangiato a un matrimonio e ho scattato qualche foto.

Ci sono cose che vorrei fare e che dovrei fare. Prendere contatti, scrivere email di supplica e trovare gli agganci giusti e uscire di più, essere alla moda, conquistare con lo sguardo magnetico. E invece non faccio nulla. Non chiamo, non parlo, non scrivo. C’è una nebbia bianca in testa che sfuma i contorni dei pensieri. E allora scrivo liste di cose da fare, dettagliatissime, per smuovermi, forzarmi. E poi perdo le liste che si rifugiano fra le pieghe del mio divano arancione. E allora guardo la tv, ascolto la radio. Ho questo chiodo piantato in testa, in verticale a partire dal punto più alto, perpendicolare. Come fosse un fermo del motorino.

Written by Carlo

14/06/2010 at 09:34

Pubblicato su In-splora, Nero

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