Carlo B. – Narrare Improprio

Archive for luglio 2010

Gli occhi

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Di lei mi colpiscono gli occhi. Fissi. Che ti osservano seri, in contrasto con la bocca sorridente e la faccia da bambina. C’è, mi sembra, quasi un’accusa in quello sguardo. Stavo facendo un piccolo servizio per un battesimo e questa bambina mi si piazza davanti. Io le chiedo: ti va se ti faccio una foto? E lei mi risponde: No. Seria. Senza muoversi, senza fare un passo, senza nascondersi dietro ai genitori che erano lì accanto. Io rimango un attimo fermo. E poi metto giù la macchina, un no detto così è un no. I genitori invece protestano. “Ma perchè no? Fattelo fare! Vedrai come sarai bella!” e poi, come in un ‘a lato’ teatrale “Gliela faccia una foto, non stia ad ascoltarla”. Io mi rimetto in ginocchio, l’obiettivo all’altezza dei suoi occhi. E vedo attraverso il mirino la sua freddezza. E il sorriso dovuto. E l’antipatia. Tutto mescolato. Scatto veloce, non ci voglio pensare più a questa bambina che ha capito subito, a cinque anni, che scattare una foto o non scattarla è anche questione di potere. Di comandare e ubbidire.

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Written by Carlo

27/07/2010 at 17:29

Pubblicato su potere

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Rieccomi qua

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Ora si. Una bella scrivania nuova, bianca, grande più di ogni altra. Degli scaffali mogano scuro alla mia destra che arrivano al soffitto. Altri scaffali dietro di me (ancora tutti vuoti). E una sedia da ufficio, modello dirigenziale, nera in pelle che dondola e scivola su delle rotelle (swooooshhh….). E’ vero che ci ho messo un po’ a risistermarmi la vita. E ancora siamo ben lontani. Ma non così tanto da giustificare un silenzio di quasi un mese. Mi chiedo perchè non abbia scritto.

Eliot, The Waste Land: “APRIL is the cruellest month, breeding/Lilacs out of the dead land, mixing/Memory and desire, stirring/Dull roots with spring rain.”

Aveva proprio ragione. Aprile è il mese più crudele. Non l’aprile del calendario. Un aprile personale, che può cadere in qualsiasi mese dell’anno, in tutti gli anni o solo ogni decade. Il mese in cui l’inverno è finito senza scampo e con lui tutte le vecchie abitudini, schemi mentali, speranze, sogni, cioccolate calde. E il mese in cui i nostri piedi ricominciano a muoversi, in cui devono imparare a ballare rapidi su altre musiche. C’è un attimo forse in cui i due si guardano faccia a faccia, il vecchio e il nuovo. Un momento di stasi completa prima che la primavera inizii a pompare acqua alle radici e ci faccia fare nuove amicizie, nuove esperienze. Come sulle montagne russe, quando siamo esattamente in cima alla punta più alta, ma ancora fermi. Ancora un attimo, ci viene da pensare, non sono mica pronto a buttarmi giù in questa discesa micidiale. Un attimo solo, un secondo, un po’ più di tempo per capire, pensare, adeguarsi, prepararsi e tanti altri verbi che finiscono con la particella riflessiva. E invece niente, la discesa, l’aprile, il nuovo anno, una nuova vita, la nuova scuola, il nuovo lavoro, un nuovo amore, arrivano tutti sempre inattesi e con forza ci strappano l’aria dalla bocca e ci buttano giù a capofitto non si sa in che cosa.

Mi verrebbe da dire: eccomi sono pronto. Ma l’ho già scritto così tante volte su questo blog che inizio a essere scettico su me stesso. Mi sembra di essere sempre sul punto di risolvere chissà cosa. Aspetto sempre il mio Aprile e ne annuncio orgoglioso i segni, chiarissimi, alle porte. Arriverà. Lo sento. Domani. Stasera. Maledetto Aprile, dove cazzo sei?

APRIL is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

Written by Carlo

23/07/2010 at 16:49

Pubblicato su In-splora

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Giada

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Guardo le finestre di questa stanza, sporche, rigate. Le tende coprono una vista che dovrebbe essere da palazzoni e periferia. Che tristezza morire qua, mi viene da pensare, disteso su un letto anonimo, che presto svuoteranno e riempiranno di nuovo. In questa stanza non ci sarà neanche il ricordo di questo vecchio che sono inspiegabilmente diventato. Guardo i miei figli che gironzolano intorno. Sono ammirevoli. Stanno accanto a me giorno e notte. E io, per ringraziamento, l’unica cosa che riesco a pensare è lei. Mia moglie è morta da cinque anni. Si è spenta d’improvviso. Una sera, seduta in poltrona a leggere, ha fatto un respiro profondo, quasi un sospiro, e poi è morta. Siamo stati insieme per 40 anni e abbiamo tre splendidi figli. E non è a lei che penso. (giada)

Written by Carlo

22/07/2010 at 09:33

Pubblicato su Racconti

150,000

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Qualche settimana fa la mia macchina segnava 149,230 Km. Non male. L’Astra, si chiama così non solo perchè sia anche il suo modello, è con me dall’ormai lontanissimo 2000. Dieci anni pieni di un po’ di tutto. L’ho presa – ho meglio i miei l’hanno presa per me – che avevo appena finito la maturità. Per 5 anni mi ha portato avanti e indietro dall’università. Poi l’ho abbandonata: sono andato in inghilterra per un master e poi in giro per il mondo. Ma lei non se l’è mai presa. Quando tornavo, sempre pronta, con il serbatoio pieno (credo che c’entri anche l’affetto dei miei che compensavano su di lei la mia assenza).

Ieri, tornando da Roma, sull’autostrada mi cade l’occhio sul contachilometri. 150,022. Ma come? Mi sono perso i 150,000? Per arrivare sulla luna sono 390,ooo e rotti. Ma per fare il giro del mondo all’equatore sono solo 40,000. A quest’ora potremmo quasi essere al nostro quarto passaggio, io e la mia Astra.

Più dei chilometri però contano le cose successe dentro. Le poche ragazza che ci sono salite. I tanti amici che ho scarrozzato. La bruciatura con una sigaretta. L’ammaccatura da tacco sul tetto (esterno)(No, non chiedete). Viene da chiedersi se potrò mai guidare nient’altro. Non mi sembrerebbe giusto.

Written by Carlo

05/07/2010 at 10:11

Pubblicato su Cose Interessanti

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