Carlo B. – Narrare Improprio

Gli occhi

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Di lei mi colpiscono gli occhi. Fissi. Che ti osservano seri, in contrasto con la bocca sorridente e la faccia da bambina. C’è, mi sembra, quasi un’accusa in quello sguardo. Stavo facendo un piccolo servizio per un battesimo e questa bambina mi si piazza davanti. Io le chiedo: ti va se ti faccio una foto? E lei mi risponde: No. Seria. Senza muoversi, senza fare un passo, senza nascondersi dietro ai genitori che erano lì accanto. Io rimango un attimo fermo. E poi metto giù la macchina, un no detto così è un no. I genitori invece protestano. “Ma perchè no? Fattelo fare! Vedrai come sarai bella!” e poi, come in un ‘a lato’ teatrale “Gliela faccia una foto, non stia ad ascoltarla”. Io mi rimetto in ginocchio, l’obiettivo all’altezza dei suoi occhi. E vedo attraverso il mirino la sua freddezza. E il sorriso dovuto. E l’antipatia. Tutto mescolato. Scatto veloce, non ci voglio pensare più a questa bambina che ha capito subito, a cinque anni, che scattare una foto o non scattarla è anche questione di potere. Di comandare e ubbidire.

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Written by Carlo

27/07/2010 a 17:29

Pubblicato su potere

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