Carlo B. – Narrare Improprio

Confesso

with 5 comments

Confesso che non dormo da un paio di giorni e che oggi la giornata sia stata faticosa. E anche che, apparte il non dormire, negli ultimi giorni le cose, beh insomma. Ci siam capiti. E confesso anche che ho l’impressione che tutto vada ugualmente a rotoli. Lo so, lo so. Non é possibile. Non è razionalmente possibile che TUTTO vada a rotoli. Diciamo allora che mi SEMBRA che tutto vada un po’ a ramengo in questo periodo. Ecco, più misurato, no? Spaventa meno, più accettabile, non fa sobbalzare sulla sedia. Allora, come capirete, non sono proprio la persona più obiettiva che possiate incontrare. Ma credo che in un periodo in qui a uno sembri che vada tutto un po’ a ramengo, dopo non aver dormito due notti, dopo aver fatto chilometri (circa 400), l’arrivare a cena e strozzare su una mollica di pane che poi finisce nel naso (e vi tralascio i particolare per il recupero), ecco mi sembra, non lo so, infierire. Mi sembra esagerato, di troppo. Come nei film comici la quarta padellata in faccia a Groucho è un po’ meno divertente della terza. E certo a nessuno verrebbe in mente che ce ne sarà una quinta, un po’ di buon senso che diavolo! E infatti almeno sul lavoro. E invece no. A vabbè, ma di sicuro, le donne. No. Vabbè che c’entra, la famiglia. Vabbé.

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Written by Carlo

30/09/2010 a 20:30

Pubblicato su Nero

5 Risposte

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  1. Secondo me esistono davvero i periodi in cui va tutto a rotoli, e intendo propio TUTTO: tutto il proprio mondo, tutte le proprie speranze, tutti i punti di riferimento… tutto. Entri, senza rendertene conto, in un giro di schiaffi e, una volta dentro, sembra impossibile trovare un’uscita.
    Non sono bei periodi, effettivamente.
    Ma va detto, comunque, che poi, altrettanto senza rendertene conto, l’uscita si trova e, lasciato il girone infernale, si torna infine a riveder le stelle…
    quando mi è capitato, più di una volta a dire il vero, l’unica cosa che mi ha salvato è pensare al dopo, a quando sarebbe finita, e prima o poi finisce, per tutti, contaci!

    lalla

    06/10/2010 at 07:18

  2. mmmmmm … andare a ramengo … e quando succede che si fa? come si fa ad uscirne?
    l’unica alternativa è vivere quel dolore, quella malinconia, quella tristezza, quel fallimento, quello sconforto … insomma, quello stato d’animo là, fino in fondo. fino a quando non ti prende lo stomaco senza pensare troppo a cosa sarà!!!
    Bel consiglio – mi dirai – bel sostegno davvero!!! No, non è un consiglio, è solo un punto di vista, il mio. Il punto di vista di chi ha provato a vivere fino in fondo un “momento no” e ha capito, almeno in quel caso, che ne è valsa la pena, perchè lo ha guardato in faccia, ci ha convissuto, ci ha trascorso del tempo e, dopo averlo conosciuto, ha deciso di sfidarlo per farlo capitolare. Perchè se col tuo malessere non ci vai a letto (col rischio che non ti faccia prender sonno), non riesci ad individuare la strategia per batterlo.

    e se qualcuno/qualcosa infierisce bé …sarà una lotta più ardua certo, ma che potrai vincere comunque!!!

    ILLUSA? NO, semplicemente ottimista … perchè oggi mi sento così!!!

    Buonanotte…
    un bacio,
    Fra

    Francesca

    06/10/2010 at 23:47

  3. grazie a entrambe!

    Carlo

    07/10/2010 at 20:20

    • e già … è brava Francesca a parlare così nei giorni in cui si sente ottimista, cammina per strada e vede gente che sorride, vede il bicchiero mezzo (anche tre quarti direi) pieno e così via.

      poi invece ti svegli di buon umore e tempo 60 minuti scopri che un lunedì del cavolo ha deciso di farti cambiare idea. tre quarti d’ora in attesa di un autobus, una corsa contro il tempo (che se mi avesse visto la prof di educazione fisica del liceo non avrebbe esitato a mettermi 9)per arrivare in orario a lavoro, una bella caduta … di quelle plateali davanti a un sacco di gente mentre scendi dal bus (con annessa rista corale), l’arrivo in ritardo (a quel punto scontato) in ufficio. E fin qui tutto più o meno nella norma direi; sì insomma un pò di nervosismo ma niente di più.

      Ma il mio lunedì non si arrende: un evento inaspettato, su cui non avresti scommesso neanche 1 centesimo, arriva a scombussolarti, a ferirti, a colpirti e soprattutto a farti incazzare. tanto, ma così tanto da farti venire i lacrimomi.
      Torno alla mia scrivania, mi guardo intorno, poi fisso il monitor e intravedo riflesso il mio sguardo esplicito. Mi viene in mente l’espressione usata da Carlo B. “andare a ramengo”…no no qua va tutto, ma proprio tutto a rotoli …

      e c’è una sola parola che mi rimbomba in testa e fa su e giù come una pallina da ping pong: MeRdA!!!
      ops…si può dire?

      Francesca

      11/10/2010 at 18:03

      • si può dire se il momento lo richiede! 🙂 un abbraccio fra, non mollare

        Carlo

        12/10/2010 at 16:17


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