Carlo B. – Narrare Improprio

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Alla ricerca del Tempo Perduto

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Ho finito adesso di leggere la cattedrale Proust. La ricerca del tempo perduto. Sette volumi. Migliaia di pagine. Tiro un respiro di sollievo, come immagino debba fare chi arriva in cima ad una montagna. Non provo neanche a dire qualcosa sul libro. Mi supera in statura di varie volte e non avrei nulla da aggiungere a tutte le critiche intelligenti che lo precedono.

Per me che sono così avaro di date precise e riferimenti temporali, questo libro, così pieno di Tempo, è un’eccezione. Ha delle date chiare e puntuali. E dico libro qui, intendendo proprio i miei volumi. Bianchi, un edizione Mondadori degli anni ’70 in un semplice cofanetto di cartone che ha resistito alla miglior parte di quattro decenni. Devo averli visti, la prima volta, nella libreria dei miei genitori, di legno scuro, alta fino al soffitto. Non credo che mia mamma, che ne era la legittima proprietaria, li abbia mai letti o letti per intero. Mi ricordo invece di averli chiesti in regalo, tante volte, con una sua dedica. Mi sembravano dei libri importanti, che nessuno mai si sarebbe sognato di buttare. Dei libri fatti per durare nel tempo e in fondo li volevo, insieme alla sua dedica, per avere qualcosa che mi sarebbe sempre rimasto. Mia mamma era contraria. Non tanto per il regalo – mi ha regalato senza pensarci un attimo cose per lei molto più preziose – quanto per la dedica. Mi chiedo se avesse indovinato in qualche modo il senso di eternità che c’è in una dedica su un libro che passa di generazione. E se non abbia voluto scacciare così una fine che le sembrava di accelerare.

C’è voluto quasi un decennio perché mi arrivassero, questi libri. Mi sono stati regalati un mattino di fine marzo dell’ormai lontano 2004. Non faceva freddo anche se non c’era sole. Eravamo a Forlì, quella città piatta, piena di mattoni rossi e nebbia, dove ho passato quattro anni a studiare e innamorarmi. Mi ero appena laureato. Dedica c’era, ma controvoglia: “Per Carlo, senza dedica, ma con un abbraccio, Mamma”. 27 Marzo 2004, otto anni fa. La posso rileggere alla prima pagina, scritta con una biro blu in corsivo nervoso. E’ stato sugli scaffali della mia libreria, anche questa di legno, ma più chiaro, per altri sei anni, più o meno. Quasi fosse un totem della cultura alta, difficile. Più oggetto d’affezione che libro da leggere. Nel frattempo è successo un po’ di tutto, come sempre capita. Ho lavorato per vari anni all’estero, ho avuto una compagna, ci siamo lasciati, sono tornato in Italia, ho cambiato lavoro. Insomma, la vita come viene.

Ho iniziato a leggerli davvero solo nell’autunno del 2010. Mi ci sono voluti un po’ meno di due anni per finirli, anni durante i quali ho sempre avuto con me uno dei volumi. Ne ho letto un po’ ogni sera per smettere quasi del tutto per dei mesi. E poi riiniziare ogni giorno, per delle ore. E ancora smettere. A volte leggevo per un senso vago del dovere, perché leggere ‘Alla ricerca del tempo perduto’ è una cosa importante da fare. Altre volte perché parlava proprio di me. Altre ancora perché mi ha fatto morire dal ridere. Ho avuto un buon amico che mi ha tenuto compagnia nei mesi solitari che sembrano non passare mai.

E oggi è strano pensare che non ci sarà più un altro volume da leggere, altri complicati pensieri e sensazioni da seguire sulla pagina. E mi prende una malinconia leggera a toccare i dorsi grinzosi e impolverati che mi guardano da un nuovo scaffale, anche questo di legno, più scuro del precedente, ma non ancora come quello dei miei genitori. Sono quasi sicuro che non li rileggerò più. Potrò certo sfogliarne alcune parti, prenderli in mano per rinfrescare un passo che si affievolisce nella memoria. Trovare il nome di un personaggio. Ma leggerli tutti dall’inizio alla fine, no. Sono cose che si fanno una volta sola nella vita. E questo mi fa pensare, come la dedica a mia mamma, al Tempo che ci è dato, a quello passato, a quello da venire. A quante cose abbiamo fatto e non rifaremo mai: innamorarsi di quella ragazza o iniziare a lavorare per la prima volta, o licenziarsi. Guardo indietro al mio ‘tempo perduto’ e vorrei avere qua Proust per offrirgli una tazza di tè caldo. E dirgli ‘si, hai proprio ragione’. Era proprio come dicevi tu.

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Written by Carlo

27/05/2012 at 22:28

Pubblicato su In-splora

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Oddio sono come quello che non scrive mai, se non per scusarsi di non scrivere di più

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Voglio scrivere un post di servizio. Onesto e semplice come il menù di una mensa: primo – riso in bianco e minestrone. secondo – roastbeef e patate al forno. Voglio solo aggiornare i pensieri e cercare di colmare la distanza con le cose successe. Non sono molte, per l’amor di dio. Poi però mi accorgo che questo non è un diario. Non è che a voi interessa sapere come sto o cosa faccio. E allora cado nella mia tentazione migliore: inizio da domani. Domani mattina mi alzo presto e studio per due ore, poi scatto delle foto per il nuovo progetto, poi lavoro per qualche ora, poi incontro gli amici per un aperitivo e poi mi gusto il meritato riposo. Riposo giusto. Guadagnato con la fatica e il sudore (metaforico). Quanto è bello aspettare domani.

Written by Carlo

10/05/2012 at 21:47

Pubblicato su In-splora

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