Carlo B. – Narrare Improprio

Crisi d’app

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Ho resistito a lungo. Molto più di altri amici e colleghi fotografi. Ho resistito per un vago senso di giustizia. Di fedeltà a come le cose si facevano una volta: a modo, con la giusta misura. E poi ho ceduto, scaricando una quindicina di piccole apps per iPad che fanno molte cose legate alla fotografia. Di base.però, tutte creano in automatico effetti di composizione tipografica (cornici et similia) e effetti sulle foto, in larga parte ispirati a vecchi rullini, a come si sviluppavano le foto – sbagliando. Insomma, a quella che negli ultimi hanno abbiamo imparato a conoscere come lomographia.

Nel giro di cinque minuti ho postato più foto di quante ne abbia messe negli ultimi tre mesi. Questo cosa vuol dire? Che, d’improvviso, sono diventato più creativo? Che la tecnologia mi ha reso più intelligente, più artistico? In qualche modo credo di no. Diciamo forse che, visto quanto è facile scattare una foto e condividerla, facilissimo, mi pesa meno la vocina che mi dice: ma cosa ti sbatti a fare per sistemare queste foto, fanno tutte schifo. Appunto, mi devo sbattere di meno.

Ma allora perché piace così tanto questo tipo di fotografia? Non mi ricordo più chi diceva che è perché cerchiamo di trasformare foto banali, quotidiane e forse proprio brutte, in oggetti d’antiquariato, già ricordo nel loro farsi. E, come tutti i ricordi, ammantati di un’aura di nostalgia, color seppia, che fa passare in secondo piano il contenuto ed evidenzia il medium (virtuale). Ogni foto di instagram sembra dirci: ti ricordi, che bei tempi allora? Anche quelle scattate 5minuti fa. E no, non erano bei tempi.

Altri mi dicono: sono immagini come appunti. Rapidi, sciolte, caustiche nella loro idiosincrasia. Ok. Negli appunti ci si mette di tutto. I miei quaderni di appunti sono pieni di ghirigori con puntini, archi, ellissi e spirali che si richiudono le une sule altre. Ma se mi mettessi a pubblicarli su facebook?

In realtà quello che un po’ mi sorprende è che la creatività delle foto è affidata ad un algoritmo. Noi non c’entriamo quasi nulla. Si certo, possiamo scegliere quale effetto applicare. Ma gli effetti sono uguali per tutti. Le foto si assomigliano come carne in scatola. E’ come se uno scrittore si facesse dare la trama da un computer. Certo, funziona uguale. E magari vendo anche un botto di copie. Ma, ovvia, lo devo dire, a me non sembra certo un tipo di letteratura di cui mi piacerebbe fare parte.

E’ come mangiare un drink molto zuccherato, o delle caramelle. Sono buone, vanno giù alla grande, ti danno energia. Ma fanno male, ti cariano i denti, e sono tutte uguali. E poi arriva il crash. Se uno non scatta una foto per due giorni con instagram che succede?

Mettiamola così, non ho risposte. Io mi regolo a occhio, come i naviganti nella nebbia. Non voglio fare il luddista, quello che “come la lana filata a mano nessuna”. Ma non mi convince del tutto. Io non voglio che le mie foto, anche quelle da niente, gli appunti, siano tutte uguali, finti ricordi, che se gli togli il viraggio giallo e il cross-processing sono foto brutte e piatte. Quindi uso cornici e simili, ma mi tengo lontano dagli effetti vintage. A meno che non siano davvero belli.

Voi che pensate?

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Written by Carlo

12/08/2012 a 18:15

Pubblicato su Cose Interessanti

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