Carlo B. – Narrare Improprio

Archive for dicembre 2012

Errori

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Tutto sbagliato. Tutto. Ogni scelta, ogni passo fatto: sbagliato, al contrario. Andare a sinistra quando andavo a destra. Viceversa. Ogni amore, sbagliato. Ogni pensiero, sbagliato. Ogni esame fatto, bocciato, ogni macchina comprata, cambiata. Tutto sbagliato. Ogni pensiero pensato, parola parlata, sogno sognato, lavoro lavorato, tutto. Tutto.

Guardo la montagna dei miei errori che mi guarda, prepotente. Guardo la somma putrida degli anni di errore che si accumulano uno sull’altro in pile scomposte. Le guardo franare l’una sull’altra, mischiando gli errori di anni diversi, di decenni lontani. Gli errori di gioventù che si sparpagliano accanto a quelli della vecchiaia. Gli sbagli da bambino con quelli di oggi. E un conato mi stringe lo stomaco, cresciuto con i cibi sbagliati, tanto che devo chiudere gli occhi e respirare. E anche ad occhi chiusi li sento. Sono lì, davanti a me, intorno a me, sotto di me, che mi giudicano. ‘Siamo tuoi’ mi dicono e si dicono a conferma. ‘Siamo i tuoi errori’. Io ho fatto queste pile pericolanti che svettano nel deserto. Io e nessun altro. ‘Siamo la somma di quello che sei. Siamo tutto ciò che sei riuscito a fare’. Dicono, con aria maligna, quasi in un sogghigno: ‘Siamo noi che rimaniamo di tutte le migliaia di ore, i milioni di minuti, che hai respirato, mangiato, camminato, processato, espulso. Nient’altro tranne noi’. E ancora più cattivi: ‘Guardaci, guardaci. Odoraci. Accarezzaci. Amaci. Non c’è nient’altro. Non hai nient’altro. Hai solo noi’ dicono timidi, ‘Amaci’ dicono amorevoli. ‘Non lasciarci’ dicono impauriti.

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Written by Carlo

10/12/2012 at 22:58

Pubblicato su Racconti

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immagine-1Ascolto Guccini di nuovo, dopo anni. Che voce ha Guccini! Non forte né mastodontica. Piuttosto, semplice: inconfondibile. Ritornano gli anni passati dell’università. Un’amica mi diceva che anche a lei riporta quegl’anni sereni e duri, freddi di studio e caldi di amori. Ci si può affezionare ad una certa malinconia come ad una canzone. Ad un tramonto fra i colonnati di città lontane, pieni di passeggiate a tirare tardi e birra. Poi, di colpo, tutti abbiamo degli orari inflessibili, lunghi, lunghissimi, e camminiamo veloci, stretti ai muri, occhi a terra. E tutto fila via, i giorni insieme agli amici persi, agli amori. Siamo comodi, su binari dritti. Ci è chiesto di pedalare, a fatica, sputando sangue. Pedalare a dritto, senza pensare. E noi pedaliamo sorridenti.

Se dovessimo mai deragliare, ci mancherebbe la fatica. Saremmo impantanati nella tundra sconfinata che stringe questi binari da ogni lato. Soli. ‘Benedetta gabbia del canarino, non aprirti mai’ ripetiamo ogni sera. ‘Fammi arrivare alla fine, senza mettermi alla prova”.

 

Written by Carlo

10/12/2012 at 22:33

Pubblicato su Nero