Carlo B. – Narrare Improprio

Notturno Fiorentino

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Ogni giorno, aprire gli occhi, accettare la stanza con i suoi mobili, la ruvida consistenza dei lenzuoli. Tornare qui, dai sogni, e non avere a disposizione altro posto. Sentire caldo o freddo, vedere dalle finestre filtrare la luce dura d’agosto o il grigio diffuso di novembre. Assumersi la responsabilità di vivere, da capo, come una scelta terribile e, ogni volta, in bilico. Ho fatto del mio meglio. Ho cercato di essere buono, forte, indipendente, un bravo figlio, un amante sincero, un cittadino onesto. E di tutti questi personaggi che mi porto addosso, non ce ne sono due che richiedano le stesse cose, che tirino nella stessa direzione.  In questo campo di forze contrapposte, ho paura di non reggere.

Eppure credo ogni notte nel giorno e quando ho sete credo nell’acqua. Mi alzo solo per forza di volontà, senza basi d’appoggio. Voglio un ottimismo post-apocalittico che resista a questi nostri tempi sbagliati. E ascolto con piacere i suoni della strada, le moto sgangherate, le voci dei passanti, nella speranza di trovarci una delle molte chiavi che aprono le giornate. Che fanno ripartire l’orologio a muro, inchiodato sulle quattro del mattino da ore.

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Written by Carlo

10/08/2013 a 09:52

Pubblicato su Nero, Racconti

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