Carlo B. – Narrare Improprio

Archive for settembre 2017

Lana d’amore

with one comment

La pettinatura Tre Stelle l’avevano aperta un secolo prima nello stesso stanzone, solo che allora si faceva tutto a mano, con i pettini e la pazienza.
– Ti immagini passare tutta la vita seduta su uno sgabello a pettinare la lana? Impazzirei.
– Perché noi cosa facciamo?
Franco era sempre arrabbiato, non gli andava mai bene nulla: il padrone, gli orari, il rumore delle Pettinatrici Marzoli, le cataste di lana all’ingresso, la concentrazione del potere, la meccanizzazione dell’industria, l’impoverimento degli operai.
– Ma tu lo sai che Marx lo scriveva già nel Capitale che le pettinatrici meccaniche sono alla base della concentrazione della ricchezza?
– Però comode le montagne di lana, no?
Franco mi guardò e arrossì. Andava rimesso al suo posto ogni tanto o non la finiva più. Perché, anche se sono donna, a me non importava nulla che lui e la Patrizia rimanessero sempre gli ultimi ogni venerdì sera, né che lo stesso capitasse il mercoledì con la Laura. Eravamo nel ’69 e in Francia avevano quasi fatto la rivoluzione, figurarsi. Ma Franco aveva quel suo comunismo sovietico, ipocrita e maschilista, che era insopportabile.
La moralità del comunista, il comportamento del comunista, l’esempio del comunista. In sezione ci attaccava dei sermoni infiniti e poi qua sciupava chili di lana che una volta avevo perfino dovuto buttare, tanto era intrecciata a forza di saltarci sopra.
La mattina sembrava che le pettinatrici la mangiassero, la lana. Fiumi di bianco ingoiati, ora dopo ora, senza saziarsi mai. Oh, non ci vuole Freud. Anche il padrone ci scherzava:
– Hanno fame le ragazze!
E via a ammiccare, mentre gli operai se la ridevano.
E Giulia – che non era comunista, ma organizzava sedute di autocoscienza alla Casa del Popolo di Coiano – si metteva a urlare contro il potere fallocentrico e oppressivo del capo, contro la falsa solidarietà dei proletari maschi, a favore dell’autodeterminazione del corpo. Si beccava sempre qualche parolaccia.
Era stata a Parigi in autostop l’anno prima e già per questo mi pareva affascinante. Alle volte, il martedì, rimanevamo io e lei a chiudere, ma al massimo qualche bacio che io, anche se faccio la spavalda, in fondo sono bigotta perché mi piacciono solo gli uomini.
– Franco, ma secondo te la Giulia, fuori da qui, che fa?
Franco non sapeva mai nulla che non stesse in fabbrica. Fuori era uno ordinario, il venerdì sera in piazza del Comune non lo distinguevi nella folla. Ma qui, quando litigava per avere la mensa e quasi faceva a botte con il padrone, anche a me pareva bello e affascinante, con quella barbetta, le spalle grandi.
Magari un venerdì mi fermo anch’io un po’ di più, che tanto la Patrizia ho visto come ci guarda, me e la Giulia, quando ci trucchiamo in bagno.
– Franco, aiutami a spostare quella lana in magazzino
La sirena della fabbrica ululava a tutta gola.
– Che dici, per tre basta?

Annunci

Written by Carlo

14/09/2017 at 08:19