Carlo B. – Narrare Improprio

Archive for the ‘Tempo’ Category

Come un nuovo anno

leave a comment »

Che silenzio. Dispiace parlare con un silenzio così. Pare irrispettoso, kitch. Eppure senza parola non c’è pensiero, cambiamento, storia e, alla fin fine, vita. E in più è iniziato (per chi conta con il calendario giuliano) un anno fresco, intero. Appena fatto.

Viene voglia di stringersi intorno a un fuoco, di ballare, di stringere una donna e dimenticare, in un giorno così. Tamburi d’africa, niente cinismo, niente lente d’analisi sulla società. Il nostro io più antico ci prende per lo stomaco e ci tira dentro al cerchio. Rompe il vetro della finestra da cui guardiamo scorrere il mondo. In un giorno così ci piace pensare che accadano solo cose meravigliose e magiche. Che ogni gesto sia un presagio, un indizio da leggere.

E quindi: buon 2012, a voi e a me.

Annunci

Written by Carlo

01/01/2012 at 12:35

Pubblicato su Tempo

Il venerdi arriva sempre di sorpresa

with one comment

Il venerdì arriva sempre di sorpresa. Ogni volta mi dico: il fine settimana prossimo mi faccio trovare organizzato, con un sacco di cose interessanti da fare, cene programmete, vagonate di gente da incontrare, camicie stirate e macchina pulita. E invece scende il sole mescolando rosa pastello a arancio indiano e stacca le foglie degli ulivi davanti alla mia finestra ad una ad una, segno ineluttabile che anche questa settimana sia finita. Ciao settimana. Mi verrebbe voglia di prendermi a schiaffi. Se non fosse per il sole rosa arancio che rende tutto troppo drammatico e finale per essere arrabbiati, mi prenderei a schiaffi. Meno male.

 

buon fine settimana a tutti.

Written by Carlo

25/02/2011 at 17:07

Pubblicato su Cose Interessanti, Tempo

Quasi un fine anno

with one comment

A me piacciono i simboli. I gesti simbolici, pensati e costruiti. Non quelli grandiosi, cerimonie, parate, etc., che anzi mi sembrano – come direbbe un vero liberale – solo spreco di risorse. Piuttosto quelli piccoli, intimi.

Quando ero un adolescente, per esempio, dopo ogni rottura con una ragazza, mettevo tutte le foto, le lettere in una scatola che chiudevo con del nastro adesivo e nascondevo in soffitta. Sul coperchio – mi sembra – scrivevo la data di inizio e fine della storia. A ripensarci ora erano piccole bare, quelle scatole. Ma anche sul momento sentivo che non era solo per conservare i ricordi che chiudevo tutto. Era un allontanarsi, un lasciare andare che serviva molto più a me che non alle foto che avrebbero sopportato bene la polvere e il tempo. E, l’ altra mia ossessione, gli anniversari, il tempo che passa su un calendario, si presta benissimo a legarsi alla prima. Quindi al carico di riflessioni e bilanci che tutti ci sentiamo addosso ogni 31 dicembre, io aggiungo quello del simbolo, della cerimonia.

Un altro anno andato, finito, kaput bye bye. Sono cambiate tante cose negli ultimi 365 giorni. Quasi tutte in realtà. Dove vivo, il mio lavoro, gli affetti. Sono cambiato io, più vecchio, un po’ ingrassato. Ed è cambiato il mondo intorno a me, ma lui meno di tutto. In questi ultimi giorni del 2010 viene naturale ripassare i mesi come si faceva con le lezioni. Vedere che tutto sia al posto suo nella memoria. A me riesce male perchè dimentico tante cose, anche importanti. Ma in questi ultimi giorni ho avuto intorno a me chi ha saputo aiutarmi a ricordare. E di questo sono eternamente debitore. Non è facile guardarsi dritto in faccia. Si dice che nè il sole, nè la morte si possano guardare fisso. Anche guardarci come siamo non è poi così facile. E soprattutto non impariamo mai. Crediamo di aver capito: chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci piace. E un attimo dopo non lo sappiamo più. Come mandare a memoria delle poesie che cambiano sempre. Siamo sempre in ritardo su noi stessi.

Eppure serve, eccome. Ci aiuta a mettere le cose in prospettiva. A dividere quello che ci importa da quello di cui fare a meno. Quello che ci tireremo dietro l’anno prossimo e quello che faremmo meglio a lasciare a questo. Io vorrei lasciare un po’, anche solo un pochino, della mia voglia di applausi. Vorrei bastarmi un po’ di più. Suona egoista detto così? Diciamo allora che vorrei saper essere per me e non per gli altri. Ecco, questo è il mio piccolo buon proposito per l’anno prossimo. Non voglio dimagrire, nè iniziare a fare sport, nè smettere di fumare. Vorrei solo imparare a stare tranquillo con i miei pensieri e accontentarmi di fare le cose per quelle che sono e non per la reazione degli altri. Vorrei imparare a godere di quello che sono oltre all’apprezzare quello che faccio.

Non fraintendiamoci, i propositi che si fanno in questi giorni per l’anno nuovo sono quasi sempre destinati a fallire. Il confine, il nuovo inizio ci fa sentire più potenti. Ci immaginiamo che  il 1 Gennaio sia il primo biscotto di una nuova scatola (mentre il 31 dicembre era l’ultimo di quella vecchia, il più cattivo: allo zenzero), che sia un’opportunità di cambiare. Invece per gli alberi, le stelle, i fossi di scolo, non cambia nulla. C’è un giorno e un altro giorno. Per le rane e i pesci rossi negli acquari e i cani e i gatti addormentati in salotto, non cambia nulla. Ma chissà. Forse è proprio nell’illudersi e nello sperare che siamo più uomini. Con tutte le epidemie, le guerre, i terremoti, i maremoti, gli uragani, gli incendi che abbiamo patito dovremmo essere ormai convinti che alla fine non ne valga la pena. Ce la mettono tutta poeti, artisti, scrittori: niente, tutto è niente. Eppure questi uomini testardi ricostruiscono, rimurano, riparano, riprendono, ritornano, ridono. E sperano che vada meglio. L’evoluzione ci ha selezionato con questa tara in testa? Che, nonostante l’evidenza, ci aspettiamo sempre che tutto andrà meglio l’anno prossimo? E questo ci ha portato dalle caverne a dove siamo oggi – nel bene e nel male? Mi piace pensare di si. Mi piace credere che sperare di essere migliori sia il nostro modo di diventarlo.

E quindi? Quindi niente. Quindi magari l’anno che viene sarà meglio di quello scorso e avremo le cose e i pensieri che ci faranno star bene.

Auguri di un 2011 di pace per tutti, vicini e lontani, amici, parenti, sconosciuti.

Written by Carlo

30/12/2010 at 19:38

Pubblicato su Tempo

Natale

leave a comment »

A volte nevica a Natale, a volte no; a volte fa freddissimo e piove, a volte basta un golfino leggero; a volte siamo tutti insieme con i nipoti e i fratelli e le zie, a volte siamo soli. Vale lo stesso. Natale come tutti gli altri giorni arriva e basta. E allora, buon natale a tutti.

Written by Carlo

24/12/2010 at 22:33

Pubblicato su Tempo

Il Dodo fa chiù!

with one comment

Alla fine, tutto si riduce a questo: vogliamo essere speciali. Non abbiamo più paura di essere soli o di passaggio. Almeno, ci pensiamo di meno. Non speriamo più in nessuna salvezza, né per noi, né per gli altri. Non cerchiamo un senso nelle cose, nelle vite, negli anni che impiliamo col contagocce. Accettiamo tutto, la vecchiaia, la solitudine, l’amore, la vita, i figli, la fatica. Tutto ci passa davanti come su uno schermo e ingoiamo popcorn e coca.

Alla fine, vogliamo solo essere speciali in qualcosa, per qualcuno. I nostri hobby non sono mai per divertimento. Aspiranti fotografi, elettrizzati da una loro foto ben riuscita, faticano a trattenere dentro quel grido: sono un grande! Calciatori del Mercoledì sera, trentenni inoltrati, sognano la serie A. Alla fine il segreto meglio tenuto di ognuno è la convinzione di essere i migliori. Non saremo bravi padri, bancari, medici, ma sappiamo fare delle tagliatelle allo zenzero che neanche al Gambero Rosso. Non saremo scrittori né poeti, ma nessuno sa tagliare una siepe più dritta e precisa di noi. Ci serve, ci serve disperatamente questa piccola oasi di eccezionalità nella quale riscattiamo, sublimiamo, le stanchezze e i dispiaceri delle giornate. Ognuno ne ha una sua, la più diversa, complicata e stravagante. Per non farci scoprire, per non avere nessuno a chiamare il bluff dei nostri sogni mignon.

Io, modestamente, sono bravissimo nell’imitare il canto del Dodo.

Written by Carlo

02/12/2010 at 22:42

Pubblicato su Cose Interessanti, Tempo

Tagged with , ,

Perchè se dobbiamo ballare, almeno ci sia buona musica

with 2 comments

Cosa rimane di tutte le cose fatte? Degli amori, dei litigi furiosi, delle cose costruite con fatica? In fondo perdere qualcosa è triste perchè i ricordi sono leggeri, inconsistenti, mentre la realtà è pieno, carne calda, oggetti che stringi. Alcuni sanno tenere a mente tutto: date dei compleanni, cucchiani di zucchero nel caffé, pensieri pensati e cose fatte. Ma per quelli come me il passare del tempo è un po’ uno schiacciasassi sempre in movimento. Mi segue ovunque e si preoccupa di fare della mia vita un deserto sottile, lasciando in piedi quel poco che basta per rimpiangere il resto.

Le azioni riempono gli spazi. Appena una finisce cerco quella successiva come in astinenza. Gli oggetti che di giorno mi guardano, la notte si induriscono, rispondono accigliati alla luce della mia abat-jour. Non mi basta? Cosa voglio ancora? La radio, bassa, sussurra stizzita ancora musica, un’altra canzone. Perchè se dobbiamo ballare, almeno ci sia buona musica. E io ascolto e conto i lati della lampada, 125, della finestra, 16, della testata del letto, 5. E nei momenti migliori so cantare la melodia di qualcosa che mi arriva alle orecchie. E canto, senza pensarci, sovrappensiero.

Written by Carlo

25/09/2010 at 14:43

Pubblicato su Nero, Tempo

Settembre, cadono le foglie

leave a comment »

C’è nel sole di fine agosto un rimpianto, un rimorso. La luce che fino a ieri era gialla, insopportabile, con un mezzogiorno tirato fuori da uno spaghetti western, è diventata bianchiccia, pallida, neanche l’ombra di quello che era. E il sole lo sa. Ti guarda come un cane con gli occhioni lucidi che non sa spiegarti perchè è invecchiato tanto più in fretta di te e adesso non ce la fa più a correre e giocare. Vuole solo starsene in cuccia e possibilmente dormire in pace. E tu rimani lì, con la tua voglia d’estate più o meno intatta, come uno scemo che non c’ha capito niente.  Sempre in ritardo di almeno qualche mese sugli eventi. Ah Settembre! Quanti progetti devo iniziare (e finire) a Settembre! Tutto cambierà a Settembre! Arriverà Settembre e con la schiacciata all’uva ci porterà tutte le cose nuove che aspettiamo. Mi viene da ridere, un po’. Ma probabilmente è un bene avere delle piccole illusioni, piccole magie, che ci rendano questo trascinarsi più leggero, spezzato in blocchi regolari e lisci. Estate, riposo, ozio. Settembre, ripresa, attività. Dicembre, Natale, regali. E poi anche questo 2010 ce lo siamo lasciati alle spalle. Come dice mia nonna: Eh! chiamalo! è qui! Che non capisco mai se voglia dire che ancora è lontanissimo o invece che ormai è alle porte. Forse vuol dire un po’ tutti e due. Che il tempo è sempre lontano, ma mia così lontano da non poterci raggiungere.

Settembre, cadono le foglie, si tornava a scuola e si studiavano a memorie le poesie del Carducci. Gira sui ceppi accesi, lo spiedo scoppiettando, sta il cacciator fischiando, sull’uscio a rimirar… Me lo immagino vestito di marrone scuro, con un gilet polveroso, appoggiato allo stipite di una porta, piccola, su una strada di campagna mentre beve il suo bel bicchiere di vino, questo cacciatore Settembrino solo per me. E mi immagino, a Settembre, la solitudine del mare rimasto vuoto, senza più palloni, lettini, materassini, canottini, e castelli di sabbia da tirare giù. Per questo penso che chi va al mare d’inverno lo fa un po’ anche per pietà verso di lui. Per non lasciarlo lì da solo tutto un anno.  E poi c’è l’umore da fine estate che saprei riconoscere ad occhi chiusi. Quella sensazione leggera di malinconia che ti prende al basso ventre quando parcheggi la tua bicicletta tutta rugginosa per l’ultima volta e ti rimetti in macchina. E la gente che rimane tutto l’inverno, a guardarti con un misto di invidia e superiorità. Vabbè, sai che noia al mare sempre. Va a finire che non lo vedresti neanche più. Va a finire che diventa normale, il mare.

Written by Carlo

28/08/2010 at 11:27

Pubblicato su Tempo