Carlo B. – Narrare Improprio

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Partono tutti

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Partono tutti. D’improvviso, senza essersi messi d’accordo, partono. Un attimo sono qui, vicini da allungare un braccio e toccarli, un attimo sono punti all’orizzonte, tremolanti come fatemorgane. Nessuna prosopopea, pochi saluti: ora ci sono, ora non più.
Io resto seduto, in attesa che ne arrivino di nuovi. Negli ultimi anni sono sempre di meno. Da quando hanno aperto l’autostrada, quasi nessuno si avventura fin qui. Vorrei poter dire che non mi dispiace, che sono contento per loro che hanno trovato una destinazione migliore, ma non è vero: guardo questo motel e le stanze vuote mi mettono una tremenda tristezza. Spazzo continuamente i corridoi, apro tutte le finestre e poi le richiudo, tendo l’orecchio alla strada per non perdermi l’avvicinarsi di qualche motore, indovinare se stia rallentando o se stia entrando nel vialetto. Non succede quasi mai. Passo in rassegna le 15 chiavi che stanno appese dietro la mia schiena e le disprezzo: quella plastica dozzinale, il rosso sbiadito dei numeri, tutto mi sembra colpevole.
Solo ieri erano qui in tre. Ho preparato caffè fresco, cucinato delle uova strapazzate, ho perfino scongelato mezzo chilo di bacon che dalla cucina si sentiva fino al secondo piano. Faccio tutto io: cucino, pulisco, tengo i conti, riparo porte e finestre. Non c’è nessun altro, quindi, per forza. Vorrei avere qualcuno a darmi una mano, ma non potrei pagarlo. Alle volte mi chiedo se mi troveranno disteso sul bancone, coperto di mosche. Poi apro la vetrinetta del bar, tiro fuori la bottiglia di gin e me la porto in camera. Quelle sono le sere peggiori.
No, non è vero, quelle peggiori sono quando scendo in cantina e apro il freezer. Fa sempre resistenza, devo tirare la maniglia fino a diventare rosso: la sua bella spia accesa, la ventola che attacca e stacca con regolarità. E poi la vedo lì dentro: bellissima, come se ancora potesse parlare e baciarmi. Non la tocco, ho paura che ci siano dei batteri o che ne so. Quelle peggiori sono quando scendo e ho paura che il freezer sia vuoto. Scendo e lo guardo, senza aprirlo, e aspetto che sia mattina.

Written by Carlo

21/04/2015 at 17:44

Pubblicato su Racconti

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