Carlo B. – Narrare Improprio

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Ciclo vitale della speranza

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Non voglio più questo crepuscolo da avrebbe potuto essere. Non sopporto il velo di malinconia leggera che copre ogni tazza di té bevuta a notte fonda per nascondere che neanche oggi le cose sono andate davvero come avrebbero dovuto. E non voglio il senso di sollievo che, come una ruffiana, viene a leccarci la pancia quando accettiamo, comprendiamo, vediamo le cose in prospettiva, quando, non avendo altra scelta, ci teniamo l’unica rimasta e la stringiamo come fosse una vecchia amica, proprio quella che avremmo sperato di incontrare. Tutti i tramonti rossastri, i mari in inverno, ogni ramo di ogni albero con il suo grido al cielo, tutto mi sembra ingiusto nel suo consolare eterno, come una vecchia monaca, consolare, consolare e ancora consolare.

Ma è sera. Si è appena spento il lampione che acceca la mia finestra. Fuori non piove e le pietre rettangolari disegnano il dorso squamato del gigantesco pesce che sostiene la città e che stasera è fresco, appena uscito dal fiume. La calma allunga il respiro, lo distende, la fiducia mercanteggia, rassicura, presto, sicuramente. E allora accendiamo tante sigarette da illuminare le strade buie e riempire di fumo il cielo, e sfogliamo qualche libro, sempre quello, cercando di nascosto la motivazione più seria, che ci giustifichi. Nei casi peggiori scriviamo e, come dopo una lavanda gastrica, scarichiamo alla pagina tutto il nero, pronti per nuovi tramonti, nuovi paesaggi mozzafiato.

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Written by Carlo

19/01/2014 at 22:53

Pubblicato su In-splora, Nero

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Notturno Fiorentino

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Ogni giorno, aprire gli occhi, accettare la stanza con i suoi mobili, la ruvida consistenza dei lenzuoli. Tornare qui, dai sogni, e non avere a disposizione altro posto. Sentire caldo o freddo, vedere dalle finestre filtrare la luce dura d’agosto o il grigio diffuso di novembre. Assumersi la responsabilità di vivere, da capo, come una scelta terribile e, ogni volta, in bilico. Ho fatto del mio meglio. Ho cercato di essere buono, forte, indipendente, un bravo figlio, un amante sincero, un cittadino onesto. E di tutti questi personaggi che mi porto addosso, non ce ne sono due che richiedano le stesse cose, che tirino nella stessa direzione.  In questo campo di forze contrapposte, ho paura di non reggere.

Eppure credo ogni notte nel giorno e quando ho sete credo nell’acqua. Mi alzo solo per forza di volontà, senza basi d’appoggio. Voglio un ottimismo post-apocalittico che resista a questi nostri tempi sbagliati. E ascolto con piacere i suoni della strada, le moto sgangherate, le voci dei passanti, nella speranza di trovarci una delle molte chiavi che aprono le giornate. Che fanno ripartire l’orologio a muro, inchiodato sulle quattro del mattino da ore.

Written by Carlo

10/08/2013 at 09:52

Pubblicato su Nero, Racconti

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